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“Quando mi sono seduto in poltrona, qualche anno fa a Broadway, con il mio sorriso scettico, la mia aria rassegnata e il pensiero fisso a chissà quale ricercata e impalpabile verità mi stessi perdendo nel teatro accanto, stavo in realtà sprofondando in una poltrona da cui sarei emerso, un paio di ore dopo, più ottimista che dopo la mia seduta settimanale di analisi, più appagato che dopo la festa del ventennale del diploma con i compagni del liceo e più soddisfatto che dopo aver ottenuto il cestino per la carta nell’androne all’ultima riunione condominiale.
Avevo visto Avenue Q.
Mi ero visto in Avenue Q.
Avevo trovato tutto il mondo a quel bizzarro indirizzo.
In Avenue Q, viale di un borgo periferico della tua città, qualunque essa sia, vivono delle persone così normali da essere speciali. Persone a tutto tondo che dividono lo spazio in un melting pot universale che non è altro che il nostro attuale futuro, checché ne dicano i fondamentalisti di ogni colore.
Donne e Uomini. Neri e Bianchi. Pupazzi e Umani.
E soprattutto tutto quello che ci sta in mezzo. O meglio, appena ci fai la bocca, ti accorgi che in realtà tutti stanno nel mezzo di ognuna di quelle categorie.
In Avenue Q convivono in armonia persone in carne e ossa con persone in pezza e polistirolo – animate però da altre persone in carne e ossa, nel senso che non sono pupazzi vivi... ;-).
Animate non rende l’idea… direi piuttosto Completate, perché gli attori, e non burattinai, che danno vita ai pupazzi, sono in realtà l’alter ego di quegli stessi personaggi di pezza. Personaggi che hanno una storia, una personalità, un’essenza e tutta una serie di problemi di vita e di vissuto… ma del resto chi non ne ha?!
L’apparente candore di un pupazzo gli permette di esternare pensieri, di commentare il mondo, di ricercare delle semplici verità in tutta libertà. Il pupazzo, innocuo giocattolo per bambini, con tanto di occhioni e largo sorriso, può dire con innocenza (=franchezza) quello che molti di noi pensano e fanno, liberando finalmente la bestia del Polticamente Scorretto, che dà così tanta soddisfazione.
Può per esempio dire che in fondo in fondo tutti siamo un poco razzisti e basterebbe cominciare ad ammetterlo per affrontare e risolvere il problema.
Che tutti in fondo godiamo un po’ delle piccole disgrazie altrui.
Che tutti buttiamo un occhio al link pornografico su internet, quando capita.
Che tutti urliamo quando facciamo sesso, magari sottovoce, magari dentro di noi… perché non dovrebbero farlo i pupazzi?!
A tal proposito, attenzione: vi avverto che nello spettacolo ci sono scene con pupazzi nudi.
Ma chi è che vive in Avenue Q? Io ci sono... mi sono riconosciuto subito appena l’attore è entrato in scena con il mio personaggio. E probabilmente ci sei anche tu. Vediamo…
Brian, uomo, bianco, cabarettista che non fa ridere, fidanzato con una bella ragazza, sorride alla vita anche se la cosa non è reciproca.
Princeton, pupazzo, ocra, neolaureato in Storia di qualcosa, è in cerca del sogno della sua vita. È talmente concentrato nella ricerca che non si accorge di averlo già trovato.
Kate, pupazza, pelosa, maestra elementare, è alla ricerca dell’amore non con la sola A maiuscola, ma con almeno le prime tre lettere maiuscole. Sarà troppo?!
Christmas Eve, donna, asiatica, psicologa, è emigrata in occidente alla ricerca di fortuna… e ha preso quello che ha trovato. Anche il cosa sia Fortuna è un concetto relativo.
Gary, uomo, afro-americano, ex bambino prodigio meglio noto come Arnold, ha realizzato il suo sogno prima che lo potesse formulare e ora non gli resta che una lunga inesorabile discesa. Pare che a questa sua descrizione abbia reagito con un “Che cavolo stai dicendo, Stefano?!”.
Trekkie, mostro, molto peloso, vive per il porno. Lo scopo della sua vita è il porno. Lui ama il porno. Commercia porno. Mangia porno. Quanto meno ha le idee chiare.
Nicky, pupazzo, verde, è un puro. Non fa niente, il lavoro non gli interessa. Non si perde in ambizioni e conosce il vero valore dell’amicizia. Infatti quando perde il suo amico non ha più niente, nè casa, né cibo.
Rod, uomo, azzurro, anche se lui si dice più sull’indaco, broker, cerca di fare i conti con la sua palese omosessualità. È l’unico che deve ancora farli, questi conti, perché tutto il resto del vicolo ci convive benissimo.
E poi Lucy la Baldracca, Gli Orsetti Dei Pensieri Cattivi, la sig.ina T…. vedrai che tra questi ti ritroverai… e ti troverai bene.
A proposito: Benvenuto in Avenue Q.”
Stefano Genovese |
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